IL POTERE DEL SORRISO

Sorridere è il gesto comunicativo di maggior valore espressivo di cui sono dotati gli esseri umani. Ci sono tanti tipi di sorriso e ognuno sorride in modo diverso. Ma in tutti i casi riveste una grande importanza e una funzione favorevole nella vita personale e sociale.
Non si tratta solo di una contrazione dei muscoli della bocca, ma di una luce che accende il volto, addolcisce e arrotonda i tratti sollevando gli zigomi e rende lo sguardo vivace e vitale. Il sorriso di felicità, che emerge spontaneo, è più marcato, coinvolge gli occhi e scopre i denti.  Più questa immagine sarà coerente con la situazione, più autentica sarà l’espressione e più curato e sano sarà l’aspetto del volto e soprattutto della bocca, più ci si sentirà attratti dalla persona che ci sorride, più si desidererà restare in contatto visivo con lei e più si tenderà a restituirle una sensazione di piacere sorridendo a nostra volta a questa persona.
Attraverso il sorriso comunichiamo un mondo di emozioni: accettazione, piacere, attrazione, simpatia, allegria, felicità, tenerezza, intesa, approvazione, apprezzamento, soddisfazione e, così facendo, richiamiamo negli altri una risposta emotiva coerente. Un vero e proprio linguaggio che crea uno straordinario circolo virtuoso di emozioni positive.
Tutti abbiamo fatto l’esperienza di come a volte basta un sorriso per modificare il clima relazionale e sappiamo quale strumento potente abbiamo a disposizione.

Molti studi, di cui i più rilevanti quelli di Darwin, Izard e Ekman, stabiliscono che il riconoscimento delle espressioni facciali e della corrispondente emozione, è innato nella nostra specie e universalmente riconoscibile. Dunque il sorriso, e l’emozione sottostante, possono essere colti e capiti da tutti gli esseri umani indipendentemente dai contesti geografici, culturali e ambientali. È universale e può essere considerato un comportamento distintivo della specie umana rispetto ad altre specie animali.
Si presenta già nel neonato come risposta fisiologica a uno stato interno di benessere dato da soddisfazione e calma come in presenza della mamma o dopo la poppata. Il bebè sorride nel sonno nella fase REM in cui sogna sensazioni piacevoli.
Fin da piccolissimo, grazie ai suoi neuroni a specchio, una speciale classe di neuroni motori che si attivano nel suo cervello, il piccolo è portato a imitare il sorriso della mamma o di chi gli sta vicino e lo restituisce. È forse il primo esempio di empatia.
Nel bambino che cresce il sorriso acquisisce un valore comunicativo in risposta a stimoli esterni come il contatto e la vicinanza della mamma, la voce dei familiari, le carezze che riceve, la percezione di essere oggetto di amore. Continuiamo a sorridere da adolescenti, adulti e anziani quando percepiamo di essere accettati, ascoltati ed amati. E la vita, il nostro specchio sociale, generalmente sorride a coloro che si sentono amabili.
Tendere la mano e sorridere è il primo gesto che si compie quando ci si presenta. Un bel sorriso armonioso e brillante aiuta a sentirsi sicuri e spontanei in mezzo agli altri, rende la socialità più facile e sostiene l’autostima.
Chi sorride spesso utilizza maggiormente i muscoli facciali e presenta un aspetto più giovane e tonico e generalmente risulta più attraente.
Il sorriso ha dunque una rilevanza psicologica e sociale. Per questo l’attenzione, la cura e l’amore per la propria bocca e per i propri denti sono un aiuto importante nel benessere emotivo.

A cura della Dott.ssa Paola Spagnolello, Psicologa Psicoterapeuta.
paola_spagnolello@yahoo.it

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